Io non mangio i pomodori

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<<Io non mangio le carote, le patate, i piselli, i cavoli e i cavolfiori, i funghi, le uova, gli spaghetti, i fagioli al sugo, il formaggio, le salsicce, le banane, il riso, i bastoncini di pesce, le mele, le arancie, e mai e poi mai mangerò i pomodori.>>

Così dice Lola, personaggio creato da Lauren Child, illustratrice inglese che per la serie di libri Charlie e Lola ha vinto il Kate Greenaway Medal, attribuitole dalla Library Association.

Charlie e Lola sono due fratelli, Lola la più piccola, è vivace, disordinata, dotata di una fantasia irrefrenabile, intelligente e capricciosa, ha un amico immaginario con tanto di nome e cognome e una migliore amica – vera – all’asilo. Una tipica bambina di 5 anni (che somiglia tanto a una certa Mlle. M.).

Charlie è il fratello maggiore, sempre pronto a prendersi cura della sorellina, come nel caso dei pomodori tanto detestati da Lola troverà un modo semplice quanto sagace per risolvere la situazione: un metodo semplice e infallibile tanto usato nel marketing: il cambio di nome.

I bastoncini di pesce diventano croccantini del fondo del mare tanto amati dalle sirene, i piselli caramelle della Groenlandia, il purè viene dalle nuvole filate del monte Fuji e i pomodori?

Non voglio istigare a raccontare bugie ai bambini o falsare la realtà però se pensiamo che la minestra diventa più appetibile se chiamata zuppa e irresistibile se chiamata vellutata, perchè un pomodoro non può avere un nome d’arte?

Della serie Charlie e Lola esistono una ventina di titoli in libreria (ma anche una serie tv).

 

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Mia, Me and Klimt

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Oggigiorno l’offerta di programmi televisivi per piccoli e pure piccolissimi (!) è amplissima, districarsi non è semplice. Fortunatamente Mademoiselle M. ha poche possibilità di vedere la telvisione, e diciamo che abbiamo risolto il problema in partenza. Con questo non voglio crocifiggere il mezzo televisivo, tutt’altro.

E’ capitato che Mademoiselle M. mi parlasse di un cartone animato, per la verità metà telefilm e metà animazione, con protagonista una bambina che diventa fata e vive strane avventure a Centopia. Non ho capito niente e pensavo fosse frutto della sua fervida fantasia. Centopia? ma come si fa a chiamare un posto, seppur di fantasia, Centopia? Poi mi è capitato di intercettare il programma su una televisione in chiaro. Esiste! Ed è anche gradevole.

Si tratta di “Mia and Me”, cartone animato di produzione italo-tedesca, la parte italiana è affidata alla Rainbow, le puntate iniziano sempre con le avventure, in versione telefim, di Mia, adolescente orfana che vive tristi giornate in collegio, vessata dalla ragazza più ricca e popolare della scuola, ma orribilemente bieca e scansafatiche, ma sostenuta dagli amici, buoni e cari ma obbiettivamente “nerd“. La nostra eroina ha ricevuto in dono un braccialetto magico che la mette in contatto con un mondo fatato popolato da fate, elfi e, ovviamente, streghe cattive. Quando nel mondo di Centopia (ah, ecco) c’è un pericolo, Mia è allertata dal bracialetto e si trova catapultata, nel vero senso della parola, sul posto e aiuta a riportare la situazione sotto controllo, anche perchè Centopia è abitata anche da unicorni e Mia, grazie al braccialetto, è l’unica in grado di comunicare con loro.

Ciò che mi ha piacevolmente colpito e, diciamolo, conquistato, è il fatto che gli abitanti di Centopia – negli abiti e nelle fattezze – sono non liberamente tratti ma proprio copiati da Klimt! Mai avrei pensato che un cartone animato potesse essere un viatico per l’arte. E invece. Per di più il 2014 è l’anno dedicato a Klimt con mostre ed eventi in tutt’Italia. Chissà che Mia non metta d’accordo grandi e piccini.

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La serie è distribuita in 50 paesi e ha vinto numerosi premi per i valori di amicizia, onestà, solidarietà e rispetto per la natura.