Nonni

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Il 2 ottobre da qualche anno è il giorno dedicato alla festa dei nonni. Posto che siamo passati misteriosamente – e fortunatamente – da una scuola in cui festa della mamma e del papà erano abolite (per non urtare la sensibilità degli orfani, così è stata giustificata la cosa) – a una scuola in cui si son festeggiati i nonni.

E’ già stato detto tutto e il contrario di tutto sui nonni, a me i nonni piace pensarli alla maniera dei Sigur Ròs, così:

Come viaggiare in macchina senza giochi e uscirne vivi

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Capita di essere in viaggio, per ore o per pochi minuti, e di non essere organizzati per intrattenere i bambini. Aiuto!

Innanzitutto: niente panico. Ci sono alcune attività che si possono svolgere in macchina o in treno anche se non si hanno a disposizione veri e propri giocattoli.

Se si è in macchina, dopo aver cantato tutte le canzoncine del nido, della materna e dello zecchino d’oro (in treno è più difficile), si possono indire delle gare di osservazione e velocità, magari si possono anche assegnare dei punteggi, il vincitore vince… il diritto a scegliere il gusto del gelato appena si arriva a destinazione 🙂

Un po’ di idee sparse, fare a gara a chi vede :

_ per primo un camion rosso, giallo, blu…

_ il maggior numero di camion rossi, gialli, blu…

_ il maggior numero di cose (case, macchine, biciclette, manifesti pubblicitari, pali della luce…) di color verde, giallo, rosso…

_ il maggior numero di mucche, pecore o cavalli al pascolo (si vedono anche dall’autostrada o lungola ferrovia)

_ le nuvole dalle forme più strane e inventa una breve storiella (per esempio se si vede una nuvola che sembra un coccodrillo si può inventare: c’era una volta un cocodrillo che stanco di stare nel fiume decise di gonfiarsi tanto, diventare leggero e soffice e vedere il mondo dall’alto, strada facendo incontrò una nuvola a forma di trenino… and so on)

_ se si attraversa (in auto) un paese si può gareggiare su chi vede per primo un cane o un gatto o una cassetta della posta rossa.

_ purtroppo non esistono quasi più le targhe con le sigle delle province (si poteva gareggiare a chi riconosce il maggior numero di sigle), però si può gareggiare sul numero più alto sommando i numeri di targa, si punta una macchina a testa e si sommano i numeri di targa, chi ha scelto quella che totalizza la cifra più alta ha vinto.

_ memory: le borse delle mamme sono come la bisaccia di Eta Beta o la borsa di Mary Poppins, non mancano di nulla, perciò non sarà difficile trovare almeno una penna, un taccuino, un pacchetto di fazzoletti e le innumerevoli tessere di supermercati e negozi vari. Si può giocare in due modi:

metodo A: si dispongono gli oggetti e dopo pochi secondi se ne toglie uno, i giocatori devono dire quale manca

metodo B: si dispongono gli oggetti e dopo pochi secondi se ne cambia l’ordine, i giocatori devono ripristinare la sequenza iniziale.

Che dire? Buon viaggio!

Cosa disegno?

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In usato, ho trovato un bel libretto – grande come un quadernone – delle Edizioni Usborne, il volumetto è decisamente datato, tanto che il prezzo è solo in lire! Tanto semplice quanto risolutivo, lo si potrebbe definire un manuale di disegno superconcentrato.

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Utilissimo, non solo per i piccoli ma anche, e forse soprattutto, per i grandi. Spesso ci si sente chiedere: disegnami una pecora (come il Piccolo Principe di Antoine de SaintExupéry) o un cane o una mucca. Inizialmente la richiesta non spaventa: che ci vorrà mai a disegnare un cane, si pensa, poi quando si prende la matita in mano iniziano i guai, anche se magari l’abbiamo in casa non è per nulla facile disegnare l’amico a quattro zampe.

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Come fare? Il trucco consiste nel ridurre tutto – anche gli esseri umani – a forme geometriche semplici: cerchio, ellisse, triangolo… et voilà, il gioco, anzi, il disegno è fatto. I bambini son soddisfatti e gli adulti fanno un figurone, meglio di così 😉

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Cappuccetto rosso, verde, giallo, blu e bianco

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Alla fiera dell’Est,
per due soldi,
un topolino mio padre comprò.
Angelo Branduardi

Non alla Fiera dell’Est ma in un “punto no profit”, non per due soldi ma per tre, mi sono aggiudicata il libro: “Cappuccetto rosso, vedre, giallo, blu e bianco” a cura di Bruno Munari (Einaudi Ragazzi).

A primavera, complici le giornate più lunghe e luminose, spesso vengono i scalmann de la sciura Pina, e si fanno le cosiddette pulizie di primavera. A me son venute con mesi di ritardo ma ho preso la mia borsona di tela piena di libri che trovavo noiosi o non mi hanno particolarmente colpito e difficilmente avrei riletto, e li ho portato in un punto no profit, la raccolta è gratuita, la vendita a pagamento, piccolissime cifre per grandi titoli, come è capitato a me con Munari.cappuccetto_giallo_covercappuccetto_blu_cover

Tutti conoscono la favola di Cappuccetto rosso o nella versione dei fratelli Grimm o di Perrault, pochi sanno che anche Italo Calvino ne ha scritta una sua versione. Tralasciando la lettura psicologica della favola (alcuni vedono nella morte apparente e rinascita di Cappuccetto Rosso il pasaggio dall’infanzia alla vita adulta), Bruno Munari ha fatto di più, pur mantenendo l’impianto e la morale educativ: abbandonare la strada consigliata dalla mamma per seguire i propri istitnti può avere conseguenze pericolose, ha dipinto piccole eroine, brillanti e coraggiose – anche così si dimostra di essere grandi, a  colpi di intelligenza –  che nel pericolo con astuzia trovano la via d’uscita. Senza i risvolti violenti e splatter delle versioni originali della favola: nessun lupo viene sacrificato per queste storie ma in tutte le versioni Cappuccetto arriva dalla nonna e torna a casa dalla mamma incolume. Lieto fine.

Il libro, o meglio la raccolta, si conclude con quel gioiello di Cappuccetto Bianco. Semplicemente geniale.

Cappuccetto Bianco, vestita di bianco, immersa nella neve non vede la casa, non vede la panchina nel giardino e nemmeno il lupo si vede.

Mai vista tanta neve.

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Ieri, oggi e domani

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Quando Mademoiselle M. mi ha porto il libro “Leo e Lia”, a giudicare dall’immagine di copertina, credevo di avere tra le mani un trattato di economia domestica per giovinette fin de siècle. Invece “Leo e Lia” di Laura Orvieto, ed. Giunti Junior, merita di entrare a far parte della biblioteca di molte famiglie con figli in età prescolare.

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Inizialmente è sembrato curioso anche a me trovare consigli utili sulla gestione dei pargoli in un libro datato 1909, invece questa deliziosa raccolta di racconti, che altro non sono che episodi di vita quotidiana della famiglia Orvieto, nasconde preziosi consigli su come trasformare una giornata di pioggia in un’avventura affascinante. come deviare un capriccio in un’interessante lezione sulla differenza tra lana e cotone. come addobbare l’albero di Natale in maniera – oggi – originale (probabilmente all’epoca era la consuetudine) e con l’occasione riutilizzare le carte dei cioccolatini, come avere dei piccoli aiutanti in casa per le piccole faccende domestiche senza che chiedere di sparecchaire o riordinare i giocattoli diventi una guerra senza quartiere, come gestire gli episodi di aggressività e come affrontare il discorso della morte senza che diventi un dramma, anzi.

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Un grazie a Mademoiselle M. che ha scovato il libro, attratta dalle poetiche illustrazioni di Vanna Vinci, e un applauso a Laura Orvieto, la donna più moderna che abbia mai “incontrato”.