Sicurezza nazionale

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Odio la radio! Così ha esordito Mademoiselle M. senza apparente motivo una sera a cena.

– Perchè?

– Perchè parla di morte!

– Ma come? se trasmette tanta musica!

– … il bambino di Ragusa (Monsieur D.)

Com’è arci noto non abbiamo la televisione quindi radio e cd a casa nostra suonano come non ci fosse un domani. Ogni ora le trasmissioni radiofoniche sono intervallate da brevi radiogiornali, notizie telegrafiche senza approfondimenti, giusto per sapere se è scoppiata la guerra.

La notizia che attualmente sta attirando l’attenzione è la triste vicenda del bambino ucciso in provincia di Ragusa.

Spesso ci si dimentica che i bambini sono più attenti di quanto crediamo e di quanto mostrano, sembra stiano giocando o pensando ai fatti propri in realtà hanno orecchie e antenne lunghe sintonizzate su ciò che li circonda.

A questo punto si aprono varie strade, quale intraprendere?

Smettere di ascoltare i radiogiornali e informarsi tramite internet e stampa? Affrontare l’argomento con Mademoiselle M.? Potrebbe essere una strada percorribile, è piccola ma non piccolissima e se ha avuto l’attenzione sufficiente per estrarre proprio questa notizia dal mucchio (non ha mai commentato alcuno scandalo che coinvolgeva il politicante di turno) vuol dire che comincia ad avere senso di discernimento. Potrebbe essere l’occasione giusta per discutere di sicurezza, di come decidere di chi fidarsi.

La morte è sempre tragica, quella di un bambino doppiamente truce ma visto che ci viviamo in questo mondo – e non cominciamo a far le educande: <<si viveva meglio quando si stava peggio>>, <<queste cose non succedevano>> perchè sono sempre successe solo che si denunciavano meno, anzi, forse in passato c’erano meno tutele.

Negli Stati Uniti, notoriamente amanti delle classifiche, è stato addirittura stilato un decalogo sui passi che un genitore dovrebbe compiere per aumentare la sicurezza del proprio figlio quando è fuori dal proprio controllo diretto.

1) Non parlare di “sconosciuti”, talvolta capita che i genitori si fermino a parlare con persone che i bambini non conoscono, parlare di sconosciuti servirebbe solo a confonderli.

2) Ricordare di fare attenzione se un adulto chiede aiuto a un bambino e per sicurezza rifiutarsi di farlo, è quantomai improbabile che una “persona grande” abbia bisogno di un piccolo per cercare le chiavi o il cane e non credere nemmeno alla scusa: la mamma non sta bene non è potuta venire, ti porto io da lei.

3) Consigliare di muoversi in gruppo con amici e compagni di scuola se non c’è un insegnante o adulto di fiducia ad accompagnarli.

4) Se si sentono in pericolo, se qualcuno cerca di portarli via per strada, al parco o in un negozio, tutto è lecito per sventare il pericolo: urlare, scalciare, far cadere oggetti, al diavolo le buone maniere!

5) Non chiedere e non accettare regali da sconosciuti (caramelle, gelati, giri in giostra) e mai e poi mai accettare di accompagnare sconosciuti a prendere soldi o oggetti dimenticati a casa o in macchina.

6) Farsi chiedere sempre il permesso di spostarsi da un punto all’altro di un luogo: posso andare lì? A questo si aggancia la regola: devo vederti, devi essere a portata di sguardo.

7) Individuare insieme persone di fiducia cui chiedere aiuto: un genitore conosciuto o un vigile, poliziotto, sorvegliante…

8) Far imparare a memoria il proprio nome, cognome, indirizzo e telefono.

9) Alcune parti del corpo sono privatissime, nessuno ha il diritto di toccarle o guardarle e in caso è importante che il bambino dica se qualcuno ha avanzato richieste “strane”.

10) Difficilemente un adulto sceglie un bambino come proprio confidente, anche in questo caso si tratta di un campanello d’allarme, se un adulto, o ragazzo più grande, avanza richieste sospette e conclude con: non dirlo a nessuno, è un nostro segreto.

Non so se sia una leggenda metropolitana ma leggevo tempo fa di come un ragazzino si sia salvato da un’aggressione chiedendo la parola d’ordine. Le cose sarebbero andate così: un adulto, sconosciuto al bambino – di otto anni – si avvicina all’uscita da scuola e cerca l’approccio dicendo che la mamma, impossibilitata, ha mandato lui a prendere il piccolo, il quale non convinto chiede la parola d’ordine, ovviamente il malintenzionato non la conosce e il piccolo fugge, salvandosi.

E’ un mondo difficile, rendere più sicura la vita dei nostri figli senza terrorizzarli, mica facile! Siamo funamboli, ce la faremo 🙂

 

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