La donna che non si alzò

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Get Up, Stand Up. Get up, stand up: stand up for your rights! cantavano Bob Marley e Peter Tosh nel 1973.  E’ capitato però che proprio non alzarsi abbia significato far valere i propri diritti.

1 dicembre 1955, città di Montgomery (Alabama) Rosa Parks, donna di colore, sarta – quindi umile – sale sull’autobus che dovrebbe ricondurla a casa dal lavoro, dico “dovrebbe” perchè Rosa prende posto in un sedile riservato ai bianchi e al fermo rifiuto di alzarsi viene arrestata e incarcerata. Di lei Martin Luther King scrisse: “rimase seduta a quel posto in nome dei soprusi accumulati giorno dopo giorno e della sconfinata aspirazione delle generazioni future”. E’ questo il punto: le aspirazioni delle generazioni future!

L’anniversario di quell’atto di ribellione silenzioso, fermo e coraggiosissimo e i recenti fatti di cronaca che parlano (ancora!) di emarginazione e discriminazione mi hanno ricordato il bellissimo albo di Orecchio Acerbo del 2011, L’autobus di Rosa scritto da Fabrizio Silei e illustrato magistralmente da Maurizio A. C. Quarello. La voce narrante del libro è quella di un uomo, all’epoca ragazzo, testimone dell’arresto che però, come tutti, non mosse un dito in soccorso di Rosa, un non eroe, uno normale, uno come noi, come tanti. Forse solo per questo vale la pena avere L’autobus di Rosa e rileggerlo ogni tanto.

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