Temporary shop

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La questione è controversa: a quale età è giusto dare la paghetta? E’ giusto che un bambino disponga di denaro “suo”?

Mademoiselle M. ha un salvadanaio, il classico porcellino, che ha decorato dipingendolo di mille colori, settimanalmente la nonna le consegna un paio di monetine d’oro che lei con grande orgoglio e attenzione inserisce nel porcellino di ceramica. Sa che sta compiendo un’azione importante perchè – purtroppo – spesso le è stato detto che i soldi sono importanti, che purtroppo senza soldi non si può fare molto (giusto andare al parco sullo scivolo), che costa fatica guadagnarli, eccetera.

Dico purtroppo perchè so che non sono discorsi adatti a un bambino e forse, in fondo, temo di far passare il messaggio: non sono in grado di badare a te perchè non ti posso concedere tutto quello che chiedi. D’altro canto non è nemmeno corretto che qualunque richiesta venga soddisfatta. La questione è spinosa.

Ci è venuta in aiuto la moda, non so se solo milanese, del mercatino: i bambini portano al parco i giocattoli con i quali non si divertono più e li vendono per pochi centesimi. Così abbiamo fatto anche noi, una deliziosa pallina, una collanina di legno, pupazzetti per le dita e così via, praticamente nuovi perchè l’interesse per loro da parte di Mademoiselle è scemato fino a dissolversi cinque minuti dopo averli ricevuti, hanno fatto la felicità di altri bambini, e pure la sua, visto che a colpi di 5 e 10 centesimi si è potuta permettere un giro sul trenino.

Lo so, sarebbe stato più educativo il baratto anzichè mettere in mano a un bambino il vile denaro, ma siccome di vile denaro si vive da migliaia di anni, non ho trovato la pratica per nulla scandalosa.

Da un lato Mademoiselle M. ha avuto la soddisfazione di pagarsi con i suoi soldi – i sudati risparmi  – un divertimento a lei molto caro: le giostrine; dall’altro ha anche capito che i famosi soldi, per averli, è necessario faticare (avrebbe preferito andare sull’altalena piuttosto che stare dietro alla sua bancarella) e, nel suo caso, separasi da qualcosa.

Esagero se dico che si è trattato di un gioco educativo?

Soddisfatto il bisogno, la bancarella ha chiuso i battenti, si è trattato di un temporary shop 🙂

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2 pensieri su “Temporary shop

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